Don Piero

Tributo della Corale


Sacerdote musicista di raffinata fede e sensibilità, tanto appassionato della sua missione sacerdotale quanto innamorato della musica polifonica classica, sacra e liturgica.

Ordinato sacerdote il 28.06.1964, la sua vita sacerdotale si è sviluppata per cinque anni a Castignano con l’incarico di viceparroco, per ventisei anni parroco nella Parrocchia di S. Savino di Ripatransone ed è terminata nella Parrocchia Madonna del Suffragio in S. Benedetto del Tronto. Sia come sacerdote, sia in qualità di insegnante di Religio presso l’Istituto Magistrale di Ripatransone, non ha cessò mai di professare il suo “Credo” che può essere riassunto in un motto a lui caro: “La religione è un modo di vivere, la Musica è un modo di pregare: la Religione senza la preghiera non può esistere, nella nostra vita non possiamo fare a meno della musica”.

Fondò e diresse cinque cori polifonici: il Coro “Madonna di S. Giovanni” di Ripatransone, il Coro di Acquaviva Picena, la Corale “Sisto V” di Grottammare, la “Corale Sambenedettese” del S.O.M.S., la Corale “P. Giovanni dello Spirito Santo” di S. Benedetto del Tronto nominata nel 1994 “Cappella Musicale della Cattedrale” con bolla vescovile di Mons. Giuseppe Chiaretti. Nel 1996 fu nominato Responsabile dell’Ufficio per la Musica Sacra da S. E. Mons. Gervasio Gestori.

Innumerevoli giovani e meno giovani sono stati educati alla musica e, attraverso di essa, alla fede. Molti fra i più dotati e predisposti sono stati da lui spronati ed incoraggiati a perfezionare le loro attitudini vocali e strumentali pressi i Conservatori nazionali e presso il Pontificio Istituto di Musica Sacra di Roma.

Quante volte, appassionatosi ad un semplice brano liturgico o popolare, trascorreva l’intera notte a rielaborarlo, ad arrangiarlo a più voci, pensando alle persone a cui il brano era destinato, ad imbastire l’armonia che poi scaturiva in partitura per organo o addirittura per grande orchestra.

In sala-prove era maestro severo, esigente, prodigo di consigli e, all’occorrenza, capace di urli disumani quando veniva disatteso; fuori dall’ambiente di “lavoro” riprendeva il suo carattere bonario, amichevole, scherzoso e disponibile.

A partire dall’estate 1987, quando assunse la direzione del Coro “P. Giovanni dello Spirito Santo” ideò e sostenne un progetto ambizioso che riuscì a concretizzare con l’esecuzione nell’attuale Basilica Cattedrale della “Fantasia in Do minore” di L. Van Beethoven, per orchestra, pianoforte solista, soli e coro e dell’Alleluia tratto dal “Messia” di G. F. Händel. Proseguendo in tale impegno, l’anno successivo, fece eseguire l’Oratorio “La Passione secondo Marco” del M° don Lorenzo Perosi e di lì a poco l’Oratorio “La risurrezione” sempre del M° Perosi. Dal 1991 si avvalse della preziosa collaborazione e disponibilità del M° Massimo Malavolta, diplomatosi in Canto Gregoriano e Direzione Corale, dietro suo accorato consiglio, al Pontificio Istituto di Musica Sacra di Roma.

Con il supporto tecnico di un programma di scrittura musicale installato sul suo computer, si cimentò ad orchestrare brani sacri che puntualmente sono stati eseguiti nella rotazione dei concerti di Natale e Pasqua eseguiti nella Basilica Cattedrale e in altre chiese diocesane.

Nonostante la malattia e la debilitazione fisica continuò a scrivere e l’ultima fatica che con commozione ci fece ascoltare prima del ricovero al Gemelli è stata l’orchestrazione completa di “Nuttate de luna”, brano tanto caro ai sambenedettesi.

La sua produzione musicale iniziò alla fine degli anni settanta ed accompagnò tutta la sua vita fino agli ultimi giorni. I brani qui pubblicati sono solo un saggio e ci ripromettiamo di pubblicare quanto prima un volume che raccolga tutte le composizioni del caro don Piero. Musica e Fede sono state unico scopo e ragione della sua esistenza, unico mistero sacerdotale di don Piero, missionario della Musica

Prof. Franco Civardi
Presidente dell’Ass. Corale “P. Giovanni dello S.S.”

M° Massimo Malavolta
Direttore dell’Ass. Corale “P. Giovanni dello S.S.”


Tributo Don Gianni Croci


Il tempo e lo spazio registrano parole ed eventi non sempre facili da accettare, situazioni ed episodi che fanno terribilmente soffrire, fatti che non conoscono i segni della gioia e della festa ma del dolore, della malattia, della solitudine.

In modo particolare ciò avviene quando la morte ci tocca da vicino e sembra far precipitare nelle braccia del nulla la vita di una persona cara. Credo che nel Crocifisso ci venga data la possibilità di oltrepassare lo smarrimento per approdare alla ricerca di un senso, di una risposta che sa di speranza. Solo con il legno della croce si può attraversare il mar Rosso, passare dalla palude della morte alla terra dove scorre latte e miele, dove il sole non tramonta. Proprio il mistero pasquale mi viene in mente quando penso a don Piero.

È stato lui ad insegnarmi che il Dio di Abramo, il Dio di Isacco, il Dio di Giacobbe, il Padre di Gesù Cristo, ascolta il grido dei suoi figli e, per mezzo dello Spirito, li conduce a fare Pasqua, cioè a passare dalla morte alla vita, per sempre.

Porto con me il ricordo dell’ultima volta che l’ho visto, quella mattina, al Gemelli: sereno, rivestito dei paramenti sacri, pronto per celebrare la liturgia celeste, per accedere al banchetto del cielo, quello che Dio prepara per i suoi servi.

Come Maria al momento della deposizione e come la Maddalena e Giovanni sotto la croce abbiamo consegnato questo nostro fratello presbitero al Padre perché le piaghe che hanno segnato la sua vita, come quelle del Risorto, diventassero gloriose; i suoi occhi, chiusi a questo mondo, si aprissero pieni di stupore davanti al volto del Signore; la sua voce intonasse l’inno di ringraziamento al Creatore.

Ora sento viva in me la gratitudine verso Dio per la vita di questo prete che tanti ha accompagnato nel cammino della fede.

Tutto quello che siamo e tutti i doni che abbiamo sono sempre veicolati da presenze, che non a caso, Dio ci pone accanto. Il tempo che passa non cancella le loro impronte ma porta alla memoria incontri, parole, ricordi da scovare e una gratitudine che cresce.

Sono grato al Signore perché, se sono prete e tento di essere cristiano, lo devo in gran parte a don Piero a cui oggi sento di dire quel grazie grande, che pur essendo cresciuto insieme ed avendo condiviso tantissimi momenti di vita, non gli ho mai detto.

Vorrei dirti grazie carissimo don Piero perché non ti sei presentato come un uomo e un prete perfetto (e chi lo è? Alcuni sanno solo nascondere i propri errori!), ma come un prete ‘umano’, capace di andare su tutte le furie davanti ad un sopruso subito dal più piccolo della comunità, ma anche di donare un’infinita dolcezza a chi andava consolato ed incoraggiato. Un prete che si arrabbiava fortemente per le ingiustizie subite dagli altri, ma con una grande capacità di accettazione per le ingiustizie rivolte a lui. Un prete che non amava “i pizzi ed i merletti”, cioè i vuoti cerimonialismi, ma preferiva “scommettere sull’uomo” specie se, per la logica del mondo, valeva poco o garantiva meno possibilità di riuscita. Non a caso ha scritto sul ricordino della mia ordinazione: “Ti basta la mia grazia!”

Un prete con grandi talenti da spendere e con la fragilità tipica di ogni uomo, fatta di dubbi e di incertezze, di gioie e di sofferenze, ma proprio per questo profondamente amabile.

Caro don Piero, a modo tuo hai cercato di assomigliare a quel Gesù che, come scrive S. Pietro nella prima lettera, patì per noi lasciandoci un esempio e non rispondeva agli oltraggi (cfr I Pt. 2,21).

Credo di aver imparato da te quelle cose indispensabili per poter seguire Gesù, per cercare di vivere da cristiani. Hai insegnato a tutti a fare della vita un dono, a non risparmiarsi, a mettere da parte la logica del mercato. Penso alla tua vita da giovane prete: la parrocchia a San Savino, la scuola alle magistrali di Ripatransone, i pasti a San Benedetto, le prove della corale a Ripa. Non è stata una vita facile la tua! Eppure mai hai perso la tua smisurata passione verso il popolo che ti era stato affidato: ci hai fatto amare la nostra cultura contadina di cui magari ci vergognavamo; hai lottato perché noi giovani non lasciassimo la scuola prestandoti a fare ripetizioni di latino e di italiano.

Come non ricordare la tua predilezione verso i più piccoli, il desiderio di avere attorno all’altare tanti chierichetti, l’attenzione all’Azione Cattolica Ragazzi di cui sei stato il fondatore in diocesi.

Amavi la tua gente! Quante volte venendoti a trovare al Ponterotto mi permettevo di fare battute sulla difficoltà dell’ambiente in cui vivevi, eppure mai ti ho sentito dare un giudizio negativo o sprezzante sulla tua comunità e se, a volte, intervenivi in maniera molto dura, ciò che ti muoveva era il bene degli altri. Chi ama corregge, dice la Scrittura ( Cfr. Eb. 12,6). Amavi la tua gente anche quando non eri ricambiato. Abbiamo imparato da te l’importanza della generosità. Tutti sappiamo che non avevi un buon rapporto con i soldi: non ci capivi niente, non avevi la stoffa dell’amministratore! So però una cosa: se io ho potuto studiare, benché a casa non ci fossero i soldi, è grazie a te. Ogni anno mi dicevi che i libri erano stati pagati: non ho mai saputo da chi! Ringrazio Dio per aver conosciuto un prete che non è morto con i soldi in banca! Hai sofferto molto, anche a causa della Chiesa, spesso da solo e in silenzio. Sei stato un prete che non si è ribellato; hai continuato ad amare e ad obbedire anche quando questa Chiesa ti colpiva.

Hai cercato di trasmetterci la buona notizia che è Cristo Gesù, vita donata, vita spesa per gli altri, vita obbediente.

Qualcuno potrebbe pensare che stia tessendo il tuo elogio, carissimo don Piero, e so che non lo gradiresti. In realtà si tratta di ringraziare Dio per i tanti doni che ti ha concesso e che tu non hai tenuto per te, ma li hai investiti su questa terra, tra le colline a ridosso del mare dove si adagia la tua San Savino, dentro le aule scolastiche, dietro alle scholæ cantorum. Non eravamo forse noi la tua vita? Noi e la musica!

Certo, rimangono i limiti e le miserie, spesso sottolineati da chi è più intento a puntare il dito che non a vivere una prossimità fatta di attenzione, di accoglienza, di amore. Ma il giudizio, lo sappiamo, spetta solo a Dio.

Se c’è un pensiero in questo momento che mi rattrista profondamente è il non aver fatto abbastanza nel tempo della tua malattia e del tuo bisogno. Proprio noi preti spesso predichiamo ciò che facciamo fatica a testimoniare. Intenti a correre ed organizzare tante cose dimentichiamo le persone, anche quelle più care. Quanto è importante stare vicino a chi soffre!? Quanto è importante non lasciare solo nessuno?!

Carissimo don Piero, ricordo che quando eravamo bambini e ci facevi catechismo, scherzando, dicevi sempre che in paradiso c’era solo un prete e il Padreterno lo teneva sotto un cestone perché quando i bimbi facevano troppa confusione minacciava di alzarlo per far vedere loro il diavolo.

Forse è così, ma tu, don Piero, non sei stato un prete comune, ma un prete speciale che ci ha amato forse più di quanto abbia amato Cristo, come scriveva don Milani nel suo testamento: “…il Signore non è attento a queste sottigliezze e sicuramente scrive tutto sul suo conto”.

Non posso dimenticare quella bacchetta di direttore di coro che ho visto deporre sopra la tua bara. Sono certo che il paradiso è festa, è canto, è musica e ti penso intento ad animare il canto lassù, ma con un occhio al coro che ha lasciato quaggiù.

Ora che hai raccolto le gioie e i rimpianti, che hai ripercorso il filo degli avvenimenti vissuti per restituirli con gratitudine al Creatore, hai benedetto il Signore con tutta l’anima per i benefici ricevuti, continua a dare il “la” nei momenti stridenti e stonati della vita.

Siamo sicuri che non dimenticherai le persone con cui hai fatto un tratto di strada perché l’amore è più forte della morte.

Carissimo don Piero, non ti sei trattenuto in corte speranze e ci aspetti oltre, dove inizia l’abbandono, dove finisce la notte e si accende la luce di un giorno nuovo che non conosce la fine, dove il vento leggero dello Spirito trasforma i tratti del dolore e della fatica in delicata bellezza.

In noi vive non solo il tuo ricordo ma anche la tua presenza, reale anche se misteriosa, che ci aiuta a stare dentro la storia con meno paure e con maggiore pace e, conducendoci con la memoria al passato, ci proietta verso il futuro.

A noi preti Don Piero ha insegnato che si è autentici, non quando ci si preoccupa di portare il clergyman alla perfezione o si sanno fare solenni e profondi inchini all’autorità, ma quando si fa battere il proprio cuore per la gente, specie se povera e bisognosa; quando si è capaci di amare e far conoscere un Dio, che più degli incensi e delle cerimonie, ama il chiasso dei piccoli durante la messa, il fare “caciaroso” dei chierichetti attorno all’altare, la preghiera dialettale dell’anziano che fa sorridere l’acculturato, ma arriva dritta alle orecchie del Signore.

Ai laici con cui don Piero ha lavorato, specialmente nell’Azione Cattolica, ha lasciato il compito di essere meno clericale e più corresponsabili. Non lo capivamo quando lasciava troppo spazio, troppa autonomia. Oggi dobbiamo dire che quel modo di fare ha fatto crescere.

Credo infine che una delle cose che don Piero ha cercato di trasmettere è quella ‘sana’ rabbia che scaturisce dalla passione per il Regno di Dio e che porta a non rassegnarsi di fronte a situazioni di allontanamento dallo spirito del Vangelo. Lasciamola vivere anche in noi perché questo mondo si svegli e riprenda il cammino sulle orme di Cristo!

Don Gianni Croci


Tributo don Lanfranco e la Comunità di San Savino


“Possiamo immaginare la storia del mondo
come una meravigliosa sinfonia che Dio ha composto…
Siamo chiamati, ciascuno di noi al suo posto e con le proprie capacità,
a collaborare con il grande Maestro,
nell’eseguire il suo stupendo capolavoro”
(Benedetto XVI)

Don Piero la tua vita sacerdotale è stata un tutt’uno con la musica di Dio!

Ha riempito lo spazio dei tuoi anni come un’unica grande pagina, e l’intero arco di tempo che hai vissuto tra le colline di San Savino.

Il tuo sacerdozio si è “intonato” con la tua parrocchia, sia nel tempo della festa che nella quotidianità.

Una comunità ancora oggi docile e in ascolto, impegnata a scrivere nelle pagine della storia, come nella musica, il “Si” di Dio all’uomo ed il si dell’uomo a Dio, e a custodire “cose nuove e cose antiche” (Mt.13, 52).

Custodire: parola che ci appartiene e che appartiene al DNA di tutti i cristiani, perché ci porta ad abbracciare il volto dell’altro come Dio abbraccia il volto di ognuno di noi.

E questo reciproco custodirci ci permetterà di essere orientati alla luce della Risurezzione, capaci di inseguire la speranza, l’anima nascosta del mondo.

Lì rivedremo il tuo volto intento a finire di “armonizzare” , quegli “spartiti inediti” che proprio quassù hai iniziato a scrivere.

Il custodirci ci renderà capaci di inventare una lingua nuova, una nuova “grammatica delle relazioni”, nuova perché capace di regalarci tempi di comunione e spazi di eternità mentre percorriamo ancora le strade della storia!

Don Lanfranco e la tua comunità di San Savino


AI FUNERALI DI DON PIERGIORGIO VITALI
Madonna del Suffragio – 18 novembre 2005


Nel cuore della notte, improvvisa ed inaspettata, “sorella morte” è arrivata per chiamare all’alba della vita vera e senza fine il nostro fratello in Cristo Don Piergiorgio Vitali.

Era stato ricoverato da alcuni giorni presso il Policlinico “Gemelli” di Roma per le ultime cure prima dell’intervento, di cui si sentiva la necessità da parecchio tempo. Il suo fisico era alquanto deteriorato e con qualche fatica si era riusciti a convincerlo che aveva bisogno di una cura specialistica in ospedale. Per i diversi problemi della salute Don Piero stava soffrendo nel silenzio con dignità, pur conservando lucida la mente e mantenendo pronta la sua notevole intelligenza, attento nella discussione specialmente su quegli argomenti, che da sempre lo avevano ampiamente interessato.

Sorella morte lo incontrò così, lontano da questa Parrocchia della Madonna del Suffragio e dai suoi amati fedeli, in una camera di Ospedale, inaspettatamente.

Aveva iniziato il suo ministero sacerdotale a Castignano, dove per cinque anni fu Vicario Parrocchiale. Era passato poi a San Savino, dove rimase Parroco amato per ventisei anni, dedicandosi in questo lungo periodo anche a tante altre attività ed in particolare all’Azione Cattolica Ragazzi come assistente Diocesano.

Ieri ho ricevuto la bella testimonianza di una persona, che allora era rimasta profondamente colpita dal ministero vivace di questo prete e che ora sentiva vivo il bisogno della riconoscenza per il bene ricevuto. Ricordava l’entusiasmo che Don Piero sapeva suscitare nei ragazzi e le profonde emozioni che riusciva a provocare con interventi mai banali, ma sempre pensati, stimolanti, veri. Ricordava anche il particolare di una automobile color verde, diventata la machina dell’ACR diocesana, sempre pronta a correre e ad accogliere molti bambini, più di quelli consentiti, quasi ad indicare che il cuore di questo prete voleva essere aperto a tutti.

Un’altra persona mi ha scritto: “E’ stato Don Piero a credere fortemente alla vocazione ed alla missione dei laici, alla loro responsabilità ecclesiale vissuta, in particolare, in quella forma di ministerialità che è l’Azione Cattolica…Facendoci amare l’ACI, don Piero ci ha educati ad amare la Chiesa e i Pastori, a vivere intensamente il servizio ecclesiale con responsabilità e dedizione”.

In questi ultimi dieci anni fu Parroco qui, nella chiesa della Madonna del Suffragio, al Ponterrotto. La salute era già intaccata, ma la sua dedizione ai fedeli non voleva rallentare, come può attestare la buona popolazione di questa Comunità, che ebbe in lui un cordiale e disponibile punto di riferimento.

La grande passione per la musica, e per la musica sacra in particolare, era nota a tutti e non venne mai meno fino all’ultimo momento. La sua competenza in questo campo della musica sacra e del canto liturgico era indiscussa ed amava discutere con passione le sue scelte intelligenti e ben motivate. Tante volte ci siamo fermati a parlare di questi argomenti con gioia reciproca e da questi incontri sono sempre uscito con nuove informazioni e con interessi allargati. Anche nell’ultimo incontro, qualche giorno prima del ricovero a Roma, prima metterci a pregare e di ricevere la benedizione, già molto sofferente, mi ha parlato di problemi liturgici e del modo di rendere sempre più bello e più vero il culto al Signore.

Don Piero era persona colta, anche se non lo dava a vedere, perché si sentiva umile e si presentava con uno stile dimesso. Aveva conoscenze originali e sapeva coltivare interessi per nulla superficiali. Molto rispettoso, sapeva farsi amare nella sua semplicità, che solo all’apparenza poteva essere ritenuta minore finezza da parte di chi non lo conosceva per quello che veramente era. Nel passato amava definirsi “un prete di campagna”, ma aveva la mente acuta ed il cuore sensibile, capace di commuoversi. Questo non è poco nemmeno per un prete. Quando mi presentai in casa per parlargli di un possibile aiuto da parte di un altro sacerdote, ne fu subito contentissimo ed entusiasta. Mi confidò che intendeva vivere la vita fraterna, lui rimasto sempre solo, anche se aveva avuto accanto per tanti anni l’amatissima mamma. Voleva che la gente della Parrocchia non dovesse soffrire per la sua malattia e rimanere senza tutte quelle attenzioni, che un buon Parroco deve esercitare, perché i fedeli siano aiutati nella fede e nella vita cristiana.

Ora ci ha lasciati per tornare alla casa del Padre e per continuare una vita solo apparentemente lontana da noi. “Sorella morte” gli è andata incontro nel buio di una notte, in una camera di ospedale. Anche questa sua morte rimane una “sorella”, per usare la bella espressione di Francesco di Assisi, perché da quando Gesù con la sua morte ha vinto anche la nostra morte e con la sua risurrezione dona a tutti i credenti in Lui la vita, questo doloroso passaggio si apre alla luce di un giorno di gloria senza fine.

Il Vescovo perde un suo carissimo sacerdote e come i familiari, i parrocchiani e quanti l’hanno conosciuto ed amato, sente profondamente il vuoto del cuore. Il Signore ha voluto così e sia fatta anche per questa partenza la Volontà di Dio.

Don Piero amava tanto la musica e le solenni celebrazioni della Liturgia. Oso sperare che ora sia accanto ai cori degli angeli e dei santi, in Paradiso, per cantare celesti armonie e celebrare per l’eternità suggestive lodi alla gloria di Dio.

+ Gervasio GestoriVescovo della Diocesi di San Benedetto del Tronto – Ripatransone – Montalto